Con l’espressione lavoro agile o smart working si indica una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato introdotta dalla Legge n. 81/2017 (artt. 18 – 24) per incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, attraverso la flessibilità in termini di luoghi ed orari di lavoro.

Ciò premesso con la delibera del 31.01.2020 la Presidenza del Consiglio ha deliberato lo stato di emergenza connesso al rischio sanitario derivante dal virus COVID-19 per la durata di 6 mesi.

Successivamente e quale conseguenza dello stato di emergenza, con DPCM del 01.03.2020 (art. 4) è stato consentito a tutti i datori di lavoro a livello nazionale di attivare la modalità di lavoro agile unilateralmente (senza preventivo accordo con i lavoratori) sino alla scadenza dello stato di emergenza, ovvero sino al 31.7.2020.

Una volta attivato lo smart working il datore di lavoro è chiamato a rispettare i principi previsti dalla normativa generale sul lavoro agile (art. da 18 a 23 della L. n. 81/2017).

La procedura di attivazione e gli obblighi informativi di cui all’art. 22 della L. n. 81/2017, in materia di sicurezza di lavoro, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sui siti istituzionali:

https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/smart-working/Pagine/default.aspx

Si sottolinea che è possibile avviare lo smart working con procedura massiva tramite il sito cliclavoro.gov.it

In sintesi, la lettera consegnata dal datore di lavoro al prestatore dovrà contenere le seguenti principali indicazioni:

  • nulla cambia per la gestione del rapporto di lavoro: il contratto rimane inalterato (mansioni, orario, pause, riposi, buoni pasto etc … in altre parole l’intero trattamento economico e retributivo);
  • può essere identificato qualsiasi luogo di lavoro (purché non aperto al pubblico);
  • dovrà essere individuata una figura di riferimento (manager, capo, etc..);
  • potranno individuarsi possibili momenti di interazione con la figura di riferimento;
  • il potere direttivo rimane in capo al datore di lavoro;
  • elenco della strumentazione fornita ed eventuali modalità di controllo della medesima;
  • modalità e tempi di disconnessione dagli strumenti informatici;
  • indicazione dei requisiti minimi di idoneità dei locali adibiti all’attività lavorativa in smart working;
  • le modalità di richiesta degli istituti contrattuali come ferie, permessi, etc….


ALCUNE CASISTICHE PER UTILIZZARE AL MEGLIO LO SMART WORKING

  • è possibile ampliare il tempo di lavoro agile già concordato.
  • è possibile uno smart working a “scacchiera” al fine di aumentare gli spazi liberi in azienda e limitare gli assembramenti.
  • è possibile un richiamo del lavoratore in azienda per particolari esigenze tecniche ed organizzative con un congruo preavviso e previo invio della autocertificazione (richiesta per il COVID-19 per motivi di ordine pubblico).

Si ricorda infine che lo smart working può essere utilizzato anche per dirigenti ed apprendisti, mentre non è sfruttabile per i tirocinanti ed i collaboratori autonomi.

ALCUNE ISTRUZIONI OPERATIVE
Non cambiamo gli obiettivi del prestatore di lavoro, il quale non è autorizzato a diminuire la produttività a causa dello smart working. A riguardo il datore di lavoro potrebbe fornire degli incentivi.

Attenzione alla privacy: in caso di videoconferenza il dipendente deve evitare di riprendere i familiari e rispettare l’azienda. Inoltre il dipendente deve osservare le disposizioni di sicurezza fornite dal datore, nonché tutelare gli strumenti informatici (es.: prevenire danni da virus informatici).

In tale momento di emergenza COVID-19 il lavoratore in smart working può recarsi in azienda solo se strettamente necessario e quindi con l’autorizzazione del datore di lavoro e deve rispettare il divieto di spostamento previsto per l’intera comunità di cittadini.

CONCLUSIONI E PROSPETTIVE
Pur nella negatività del momento consigliamo le aziende di spingere il più possibile sull’utilizzo dello smart working non solo per le attuali esigenze di salute pubblica, ma anche per tentare di fare un salto nel prossimo futuro, immaginando che il lavoro agile potrà ben presto costituire una forma organizzativa standardizzata.