Il contratto di rete costituisce uno degli strumenti che oggi l’Ordinamento giuridico pone a disposizione delle aziende per migliorare la propria competitività, abbattendo ulteriormente i costi e semplificando le procedure.

Oggi come mai è probabile che il passaggio a modelli più evoluti di collaborazione tra imprese sarà fondamentale per fronteggiare  la grave crisi economica così come la sfida dell’innovazione che l’emergenza sanitaria ha accelerato.

Il contratto di rete è stato introdotto dal Legislatore nel 2009 (D.L. n. 5/2009) ed è stato successivamente inserito nell’impianto della Legge Biagi (mediante D. L. n. 76/2013) al fine di favorire il distacco dei lavoratori tra le aziende facenti parte della rete.

Ne deriva che negli ultimi 4/5 anni tale forma di collaborazione, per certi aspetti affine alla Joint Venture, sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di imprese.

Il contratto di rete deve essere stipulato in forma pubblica, dinanzi ad un Notaio, ma il contenuto dell’accordo può essere plasmato alle specifiche esigenze, senza particolari vincoli normativi.

Le imprese retiste preservano in assoluto la propria autonomia, ma acquisiscono la facoltà di scambiare tra loro informazioni, prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica in relazione a determinati progetti che non necessariamente devono essere collegati ad uno specifico lavoro/servizio.

Il progetto può essere declinato in modo più generico, ovvero fare riferimento ad obiettivi di crescita e sviluppo delle aziende partecipanti.

Inoltre, come accennato, le imprese retiste possono distaccare tra loro i dipendenti senza rischio di incorrere in violazioni di legge, concretanti somministrazione illecita di manodopera, poiché nell’ambito della rete il distacco è legittimo per specifica disposizione normativa.

Quanto sopra consente un processo di crescente collaborazione economica, organizzativa e produttiva anche attraverso il perseguimento di standards qualitativi di assoluta eccellenza e la ricerca di sinergie relativamente all’acquisizione ed al più razionale ed efficiente utilizzo delle risorse produttive umane e materiali, con specifica attenzione nei riguardi dei livelli di professionalità posseduti e perseguiti e con l’obiettivo dell’acquisizione di un più approfondito know how dei dipendenti in forza alle stesse Società retiste.

Sotto il profilo della governance della rete, la Legge consente ampia libertà di scelta alle parti contraenti: dalla possibilità di utilizzare forme di gestione mediate dal diritto societario sino a quelle più semplici come il comitato di gestione, tipico della A.T.I., oppure il mero organo di gestione composto dai singoli retisti con obbligo di decisione all’unanimità.

La Legge consente inoltre la facoltà per le parti di istituire il fondo patrimoniale comune, nonché il diritto di usufruire di agevolazioni fiscali inerenti il “super” ed “iper” ammortamento introdotti dalla Legge di Bilancio 2018.

La costituzione della rete è soggetta a pubblicazione presso la camera di commercio, ma su base soggettiva ovvero con annotazione su ogni singola iscrizione facente capo a ciascuna delle imprese partecipanti.

Infine, si segnale l’ampia libertà di determinare nel contratto di rete: durata, diritto di recesso, cessazione anticipata, strategie di marketing e marchio comune, designazione di un nome specifico della rete etc…

Quanto sopra lascia intendere come il contratto di impresa possa favorire l’aggregazione agile tra aziende tale da determinare una marcia in più in termini di competitività.

Scegliere la rete anche per aumentare il livello di sicurezza

Si ritiene, peraltro, che la presenza di una rete di imprese possa favorire la difesa dei dipendenti dal Covid-19.

Invero a mente degli obiettivi di crescita e cooperazione che caratterizzano i contratti di rete, è ipotizzabile che la condivisione e/o lo scambio di conoscenze, nonché di spazi fisici possa rendere le attività produttive più efficienti sotto il profilo della sicurezza e dei relativi costi.

La regola principale per tutelarsi dal Coronavirus è quella del distanziamento sociale che certamente pone il  problema organizzativo dello sfruttamento razionale degli spazi. Inoltre ogni azienda dovrà munirsi di ulteriori protocolli e seguire nuove procedure idonee a scongiurare il pericolo del contagio.

E’, dunque, immaginabile che un’impresa retista munita di maggiori spazi di lavoro oppure dotata di personale tecnicamente già preparato ovvero di profilassi più avanzate possa condividere parte della propria organizzazione per alleggerire il carico di una o più aziende retiste. Ad esempio (i) trasmettendo lo specifico know how, (ii) condividendo il personale tecnicamente preparato, (iii) inviando mezzi d’opera adeguati, (iv) mettendo a disposizione spazi etc..

In definitiva l’aggregazione delle imprese rappresenta di fatto l’opportunità di impegnarsi a condividere prodotti e materiali, carichi di lavoro, nonché scambiarsi informazioni ed adottare linee condivise a tutela dell’attività produttiva, con comportamenti e precauzioni necessarie e previste dalle direttive di Governo e Regione per fronteggiare al meglio la situazione di emergenza.

Tale processo di condivisione potrebbe ulteriormente essere implementato e condiviso con le OO.SS. mediante la stipula di specifici accordi.