Capita di frequente di optare per la sottoscrizione di una conciliazione “in sede sindacale” al fine di risolvere bonariamente, in via definitiva e con tempi celeri la controversia di lavoro. Purtroppo non sempre la conciliazione “in sede sindacale” sortisce gli effetti sperati, come ha sottolineato il Tribunale di Roma con la recente sentenza n. 4354 dell’8 maggio 2019 in base alla quale solo le conciliazioni stipulate presso le sedi e con le modalità previste dal CCNL di riferimento, sottoscritto dalle associazioni sindacali più rappresentative, sono inoppugnabili ai sensi dell’art. 2113 c.c..

Si tratta di una interpretazione al quanto restrittiva delle norme che può porre notevoli problemi nei casi in cui (come spesse si verifica) il CCNL di riferimento non preveda alcunché in ordine alle procedure ed alle sedi per la stipula della transazione. In tali circostanze la Corte di Cassazione ha ritenuto che i verbali di transazione siano validi purché il lavoratore abbia prestato il proprio consenso in assenza di vizio della volontà (errore, violenza o dolo) e purché l’assistenza dell’organizzazione sindacale sia stata effettiva, così da mettere il lavoratore nella condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura, ed a condizione che dall’atto si evincano le questioni controverse oggetto della lite e delle reciproche concessioni. Tali condizioni lasciano, purtroppo, dei margini di incertezza che finiscono per incentivare il proliferarsi di processi in Tribunale.

La soluzione per eliminare alla radice ogni dubbio in tempi rapidi e certi, evitando sorprese in caso di eventuale giudizio, è quella di promuovere la conciliazione presso le Commissioni di certificazione istituite presso le Università ai sensi dell’art. 31 D. Lgs. n. 276/2203. A riguardo LegalWork è convenzionato con l’Università degli Studi Guglielmo Marconi in Roma, presso la quale è possibile conciliare le vertenze con validità su tutto il territorio nazionale.