Come segnalato in data odierna sul sito del Sole 24 ore (cfr. “Il mancato accordo sindacale: trappola per i lavoratori” di Giampiero Falasca), la Cassa Integrazione in deroga può presentare insidie procedurali nell’ambito di determinate Regioni nelle quali i rispettivi Accordi regionali non hanno ben colto lo spirito del sistema normativo nazionale votato all’emergenza e conseguentemente allo snellimento delle procedure.

Si prenda ad esempio l’accordo siglato tra la Regione Emilia Romagna e le sigle sindacali nel quale si stabilisce all’art. 5 che “per l’accesso alla Cassa Integrazione in Deroga di cui all’art. 22 del D. L. 18/2020 i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti devono sottoscrivere l’accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (che potrà essere concluso anche per via telematica, pec/mail), anche sulla base degli accordi confederali e sistemi di contrattazione esistente, indicando la causale prevista dallo stesso decreto: “in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. I datori che occupano fino a 5 dipendenti non sono soggetti a tale obbligo”.

Ora è stato giustamente segnalato che la circolare n. 47/2020 dell’INPS ha, invece, ribadito la ratio del Legislatore nazionale stabilendo, alla lettera F), che “In merito agli accordi sindacali previsti dal comma 1 dell’articolo 22 del decreto-legge in esame, si specifica che i datori di lavoro con dimensioni aziendali fino ai 5 dipendenti sono esonerati dall’accordo, mentre per dimensioni aziendali maggiori, la cassa integrazione in deroga sarà autorizzata dalle Regioni e Province autonome previo accordo, raggiunto anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro. Si considera, altresì, esperito l’accordo di cui all’art. 22, comma 1, con la finalizzazione della procedura di informazione, consultazione ed esame congiunto di cui all’articolo 19, comma 1.”.

Trattasi di una effettiva contraddizione che, in realtà, potrebbe creare non pochi problemi al comparto dei lavoratori dell’Emilia (o di altre regioni stipulanti accordi locali simili), atteso che la Regione potrebbe non autorizzare l’ammortizzatore in questione in carenza di un accordo sindacale che non sia limitato alla mera procedura di consultazione.

Si ritiene, pertanto, preferibile, in tali contesti, sottoscrivere un vero e proprio accordo con le OO.SS. onde evitare pericoli, in attesa di un auspicato intervento del Legislatore teso a chiarire definitivamente le modalità di accesso alla CGID.